Cascata delle Marmore «Dai simboli alle foto»

«Un’indagine sull’opera grafica relativa alla Cascata delle Marmore realizzata da numerosi artisti paesaggisti, ma anche da cartografi, geografi e illustratori, dall’inizio del ‘600 alla fine dell’800 per mezzo delle diverse tecniche di incisione e quindi di stampa». È stata presentata lunedì pomeriggio, nel palazzo della fondazione Carit a Terni, l’opera a cura di Bruno Vescarelli ‘ La Cascata delle Marmore – nell’opera grafica antica e moderna’.

I simboli «L’impegno – ha spiegato Vescarelli – non si è limitato alle sole vedute, ma ha riguardato anche immagini di natura simbolica, come quelle della celebre Iconologia di Cesare Ripa, che dal 1603 rappresentava l’Umbria con un’allegoria varia e multiforme, o a carattere divulgativo, come quelle inserite in tavole di natura geografica e fisica in voga soprattutto nell’Ottocento. Va sottolineato tuttavia che in queste ultime la Cascata non è mai fedelmente rappresentata, ma sempre appena accennata. Questo fatto, di per sé, non deve portare lo studioso ad escluderle dall’iconografia generale, in quanto la sintetica raffigurazione inserita tra le più eminenti cascate del mondo ne dimostra tutta l’importanza». L’indagine ha potuto appurare come «una buona parte delle immagini, specialmente nel primo periodo, siano contenute in opere di vario genere scientifico, in raccolte cartografiche e in studi idrogeologici, come quelli richiesti anche dai Pontefici, o a loro proposti nelle varie epoche, al fine di risolvere l’infinita controversia tra le città di Rieti e di Terni e delle comunità ad esse adiacenti, causata proprio dalla caduta del fiume Velino nell’alveo del fiume Nera da un’altezza di 165 metri, la Cascata».

I viaggiatori Già verso la fine del ‘600, ha spiegato poi Vescarelli, «furono i diari dei primi viaggiatori europei, soprattutto intellettuali, a far conoscere la Cascata, diari che nel corso del ‘700 divennero dei propri libri di viaggio che ne accrebbero la fama. Essa costituì perciò, come ampiamente noto, una tappa d’obbligo tra le meraviglie da visitare per numerosi artisti prima e per i giovani aristocratici di tutta Europa poi». La Cascata delle Marmore è stata perciò «un sito molto visitato e descritto e poi grandemente rappresentato: fermo restando l’enorme interesse pittorico che esso ispirava,è all’Opera grafica che si deve la diffusione del luogo e delle emozioni che esso suscitava. Subito dopo la prima metà del ‘700 infatti, importanti vedutisti ed incisori europei trasferitisi proprio a Roma, testimoniano con le loro opere di come la Cascata fosse divenuta luogo fra i più ricercati per la sua particolare suggestione».

Artisti europei All’inizio dell’800, malgrado un rallentamento del Grand Tour dovuto agli eventi storici, con il blocco continentale imposto da Napoleone, «alla folta schiera di artisti europei fino allora presenti a Roma si aggiunsero quelli più popolari che in continuità con grandi maestri italiani dell’arte incisoria del ‘700, resero omaggio alla Cascata inserendola tra le immagini di ‘araccolte di stampe di Roma e dintorni’, sebbene il sito delle Marmore non fosse così vicino alla Città Eterna. Ed è proprio in quel contesto che la ricerca ha consentito di scoprire piacevolmente come sia un artista ternano, Giovanni Riveruzzi, attivo a Roma sicuramente verso il 1815 e noto soprattutto come pittore e acquarellista, a riprendere più volte la Cascata, producendo dal 1818 circa il 1857 cinque splendide litografie, sottolineandone così l’importanza nella iconografia paesaggistica italiana ed europea».

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